Venezia: incubo o sogno?

16 Apr

Sophie Clarke

Tremante. Un’atmosfera surreale. L’inizio della mia nuova esperienza. In questo momento sono all’aeroporto Marco Polo di Venezia in attesa di un traghetto che mi porterà dritta in città. Il cuore batte forte. Non so che cosa succederà.

Penso a mia madre, in Inghilterra, al mio letto, alla mia casa calda, accogliente, e familiare. Poi penso alla mia situazione in Italia, senza la mia mamma, senza il mio letto, senza la mia casa, senza niente. Sono qui per imparare l’italiano ma non conosco ancora la lingua. Sono circondata da persone ma non ho nessunissima idea di cosa stiano dicendo. Io parlo inglese, loro italiano e così, sono una straniera che non sa neanche conversare. Mi sento veramente sola. Non conosco nessuno qui in Italia e dovrò starci per un anno.

Se non fossi così sola e triste, forse riuscirei ad apprezzare la bellezza impareggiabile di quello che mi circonda. Venezia èla città dell’amore, forse la più bella città del mondo. Arrivo vicino a Piazza San Marco, dove si trovano i bellissimi palazzi che fanno da sfondo romantico al Canal Grande e che è lei stessa una delle più importanti e imponenti piazze italiane. Inoltre, Venezia non è come le altre città, ha un fascino particolare paragonabile ad un museo a cielo aperto. Purtroppo, non riesco a percepire veramente questa bellezza. Ho bisogno di trovare un posto in cui passare la notte, penso solo a questo e alla mia solitudine. Spero di conoscere presto qualcuno in modo da sentirmi meno sola.

Giro per la città in cerca di un albergo per la notte perché la famiglia con cui alloggerò quest’anno abita ad Abano Terme e non farò in tempo ad andar là stasera. C’è una grande quantità di alberghi nella città e, con tutte le calle, non so dove andare per trovare un albergo carino ma non troppo costoso. Al calar della notte, trovo qualcosa di adeguato con una proprietaria simpatica; almeno, così sembra! Ciò nonostante, non capisco niente quando parla e non sono nemmeno sicura di aver interpretato correttamente i suoi gesti.


La mattina seguente mi sveglio presto, dopo una notte piena di sogni vividi e sebbene lo shock del giorno prima si sia placato un po’, la sensazione di solitudine continua ad accompagnarmi. Decido di andare in centro per provare a divertirmi un po’, ma prima di uscire, la proprietaria mi chiede di fermarmi a pranzo. Dopotutto, sembra che lei sappia parlare inglese. Ha circa cinquant’anni e un carattere difficile da decifrare. È una donna elegante e raffinata con i capelli grigi, pettinati con cura. Non ho nessun’idea del motivo per cui voglia parlare con me, ma sono contenta di avere qualcuno con cui possa conversare per la prima volta, dopo il mio arrivo a Venezia. Parliamo della mia vita in Inghilterra e della mia solitudine qui in Italia e dopo cominciamo a parlare della sue esperienze. Vedo una certa tristezza nei suoi occhi. Comincia a raccontarmi la sua storia,

“Una volta, ero giovane come te. Vengo dalla Sicilia dove ho incontrato mio marito quando ero ancora giovane. Ero innamorata cotta di lui, non era paragonabile a nessuno, era speciale. Condividevamo il sogno di vivere insieme, qui, a Venezia, ma ero timida, spaventata a morte all’idea di ricominciare da capo e quindi non trovavo il coraggio di trasferirmi. Non volevo lasciare il mio posto di lavoro e avevo troppa paura di ritrovarmi disoccupata. Quando avevo solo trentacinque anni, mio marito è morto.” Poi esita un po’, è sul punto di piangere, al suo ricordo. È chiaro che trova quasi impossibile continuare l’argomento.

“Rimpiango di non aver fatto questo passo con lui. A sapere prima che lui sarebbe morto giovane, sicuramente avrei agito diversamente. Mi rammarico al pensiero di non aver avuto il tempo di fare tutte le cose che avrei voluto fare con lui. Sono venuta a Venezia, perché pensavo che avrei dovuto fare qualcosa qui in modo tale che lui potesse vedermi continuare la mia vita in questa città. Avrò sempre il rimpianto di non aver preso la palla al balzo. Per questo ti dico che devi vivere la tua vita intensamente, altrimenti te ne pentirai. Cogli l’attimo, amica mia. So che sei sola qui, ma puoi divertirti. Non rimpiangere di non aver tratto il massimo vantaggio da quest’esperienza.”

Mi sento veramente emozionata dopo la sua storia. La mia prospettiva comincia a cambiare e mi rendo conto che forse non ho bisogno di essere triste; sono giovane e devo provare ad approfittare della mia situazione. Esco dall’hotel. Cammino senza una direzione precisa, passeggiando tra i calli della città, su e giù per i ponti, e comincio a scoprire il suo fascino. Vedo i palazzi, la torre dell’orologio a Piazza San Marco, le gondole sul Canal Grande e tutti i turisti chi vanno in giro a guardare le vetrine. È estate, il sole illumina i palazzi; è veramente bellissima, la città. Questa città mi dà un’emozione che nonho mai sentito in un altro paese. Ovunque vada, vedo giovani coppie di innamorati e artisti in erba che ne adorano il clima vivace.

Mi rendo conto di quanto tutto ciò sia importante per me quest’anno, che ci sono molte persone che vorrebbero essere al mio posto. Nonostante le mie perplessità iniziali, so che sono fortunata ad avere l’opportunità di vivere e lavorare all’estero. Mi convinco quindi, che devo cercare di ricavare il massimo vantaggio da quest’esperienza. Dopotutto, la vita è quello che ne fai.

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